Nota UER

31 Dicembre 2020

Alcuni articoli apparsi online, tra cui uno sulla versione web del quotidiano “La Stampa”, prendendo a pretesto un certo manuale, dipingono ingiustamente il nostro ateneo quale università retriva dove si insegnerebbe (addirittura!) a “curare” le persone omosessuali.

Da quando è nata, la nostra università si connota per il rispetto e la centralità degli studenti, a prescindere da orientamenti e condizioni personali, come, del resto, avviene in tutti gli atenei italiani siano essi statali o non statali e, in particolare, cattolici. Centralità dello studente che, nel linguaggio accademico, significa offrire le migliori competenze per la sua crescita culturale e professionale.

La formazione dei nostri studenti, e segnatamente quelli dell’area psicologica – cui afferisce l’insegnamento di etica (e non di psicologia) che adotta il libro “incriminato” – è ancorata alle teorie scientifiche più accreditate, configurandosi un’eccellenza nel panorama nazionale. A riprova di ciò, basti consultare le graduatorie stilate da agenzie ed accreditati enti indipendenti di valutazione del sistema didattico universitario.

Certamente ci dispiace se un libro in sé molto ampio e di riconosciuto valore accademico possa involontariamente ferire la sensibilità di qualcuno, a causa di passaggi non aggiornati sull’inquadramento scientifico dell’omosessualità, peraltro non oggetto del corso in questione. I testi universitari – mai d’obbligo ma sempre e soltanto “consigliati” – sono strumenti di lavoro che integrano ma non sostituiscono i contenuti di un sapere su cui gli studenti sono chiamati ad esercitare – soprattutto in bioetica – le capacità critiche.

Respingiamo, tuttavia, fermamente il tono e i contenuti inquisitori con riferimento alle nostre prerogative costituzionali nell’approfondimento di tematiche in materia di etica e di diritto alla vita su cui rivendichiamo totale facoltà di giudizio e di manifestazione del pensiero, anche con la libertà di piena adesione ai dettami del magistero cattolico.

Respingiamo ogni tentativo di conculcare la libertà di insegnamento, specie di carattere morale, di ciascuno dei nostri docenti, a cominciare da chi voglia fare riferimento al modello cattolico-personalista, come quello del compianto e stimato cardinale professore Elio Sgreccia, del quale recentemente papa Francesco ha ricordato la “preziosa e solerte opera in difesa del fondamentale valore della vita umana, mediante una capillare azione di studio, di formazione e di evangelizzazione”.

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